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  Il passito di Pantelleria

Il nettare degli Dei....
“Passum”, gli antichi romani celebravano la gloria di quest’uva passa, di questo vino fatto per l’appunto con le uva appassite, di moscato di Alessandria che qui trovava tipologia e carattere unico.
Storie di vino e non tutte storie felici. Il passito di Pantelleria ha conosciuto gloria e periodi più oscuri, momenti
di fama e di forte critica, questo perché l’isola è piccola, la vera produzione ha costi notevoli e nel passato non tutta la produzione messa in commercio è stata “trasparente”.
Ci sono circa 2000-2500 alberelli per ettaro, ognuno in una conca scavata nel terreno sabbioso, ogni alberello dà circa 3-4 kg di uva grazie a 5-6 grappoli.
La resa per ettaro varia dai 40 chili delle vigne vecchie ai 70 di quelle giovani.
L’uva viene raccolta a fine agosto in genere ed ha una gradazione che oscilla tra i 18 e i 23 gradi di zucchero.
Il calo ulteriore va dal 35% al 60%. Il passito ha un minimo di 14° con un minimo di 11 g/litro di contenuto zuccherino residuale. La maggioranza delle vigne è attualmente in abbandono e solo di recente è iniziato il ritorno alla terra.

Grazie ai tanti viticoltori che di recente hanno fatto molto per rivalorizzare il prodotto, il passito ha anche raggiunto una quotazione accettabile e remunerativa per il tanto lavoro che c’è dietro e per le intrinseche difficoltà ambientali, anche se rimane a nostro avviso sempre estrememente competitivo per il rapporto prezzo-qualità, specie se confrontato con altri vini da dessert italiani assai più magri e meno complessi che vengono posti in commercio a cifre ragguardevoli.

Provate lo zibibbo secco per essere travolti da questo vino ambivalente, femmineo nei profumi e maschile nella struttura e soprattutto dal suo rosso. Il Pignatello è uva antica, giunta qui chissà quando.

Negli ultimi anni molti giovani si sono mossi in questo campo Che dire di Solidea (che nome bellissimo per una donna!) e
Giacomo D’Ancona? Giovanissimi, hanno scelto di costruire la loro casa in campagna, ricostruendo un dammuso con i muri a secco, contornandosi di vigna e piante originali e ridando impulso nuovo all’antica azienda paterna.
Il loro Passito è oggi tra i più interessanti dell’isola, ottenuto con una selezione accurata delle uve (non di proprietà ma acquistate da una diecina di contadini che sono da anni seguiti e conosciuti) e vinificato nelle cantine
di Nuova Agricoltura a Pian della Ghirlanda. Citazione di obbligo per il Villaggio Agrituristico Archeologico di Cimilla dove
Roberto Casano, quarta generazione di esponenti dell’antica tradizione enoica pantesca, vinifica Bonsulton.
Vino di buona struttura, grasso e ricchissimo di profumi, con elevato contenuto zuccherino, eppure mai stucchevole.
Per non parlare del Monastè dell'Azienda Agricola Valenza, gestita da Salvatore Valenza, un vino che ci auguriamo possa ripetersi negli anni e contribuire in modo ulteriore alla definitiva affermazione del Passito di Pantelleria come uno dei grandi vini da dessert e meditazione del mondo.